venerdì 26 dicembre 2014

#13 Christmas' at the Smiths'

Mi piace la mia famiglia ospitante perché ha il cognome più diffuso in Inghilterra, quello da stereotipo. Loro, una tazza di tè, una giornata piovosa e sono a posto.
Ma comunque.
Buon Natale in ritardo!!! Spero che le vostre vacanze stiano passando bene, che i pranzi siano stati soddisfacenti e che la scuola vi abbia lasciato un po' di respiro.
Qui le cose vanno bene, bene davvero.
La giornata di Natale l'ho passata in casa, in famiglia.
Il mio piano era quello di svegliarmi alle otto, farmi una doccia e poi scendere di sotto, ma alle sette spaccate i bambini sono venuti a svegliarmi e abbiamo aperto i regali per qualcosa come un'ora e mezza.

Un'usanza inglese che mi è piaciuta davvero tanto è stata quella di fare tanti regali, tutti impacchettati singolarmente. Regali più o meno piccoli, più o meno di valore, ma sempre regali. Dalle cose utili, ai cioccolatini passando per i calzini natalizi.


A pranzo abbiamo mangiato tanto, in un clima sereno e a dire il vero ancora continuiamo, alternando cibo a giochi di società.
Il menù è stato il seguente: antipasto con cocktail di gamberetti, roast dinner a base di  tacchino farcito con cranberries (in italiano?) e carote, patate, parsnips (in italiano 2.0?), Christmas pudding e Tiramisù.
Tutto cibo buono che mi ha lasciato con la familiare, caratteristica, natalizia sensazione di essere piena da scoppiare.

Christmas Cracker
Tiramisù per sentirsi a casa
 


Xmas roast dinner


Per il resto, sia ieri che oggi, non ho fatto molto.
Sono stata in famiglia, al calduccio dentro casa, mi sono riposata e goduta queste feste lontane da casa.
È stato strano abbandonare le tradizioni di una vita -Tiramisù a parte- e ritrovarsi a dover vivere quelle di un altro posto. Strano era non vedere i soliti visi attorno al tavolo, ognuno seduto al proprio posto, come tutti gli anni. E forse ancora più strano è pensare che in Italia le mie cene di Natale si sono svolte lo stesso, i Pandori sono stati ricoperti di zucchero a velo, le persone si sono ritrovate come al solito perché sì, a casa la vita va avanti anche senza di me.
Ancora una volta, auguri.
E passatemi la canzone, sono un po' stanca di Jingle Bells&Co.

"so i wrote you a song,
hope that you sing along,
and it goes,
merry christmas, kiss my (ass)”"
xx
Giulia.

mercoledì 24 dicembre 2014

#12 come stare male e andare a letto sorridendo

Martedì giornata (quasi) tranquilla: sveglia tardi, pranzo con le ragazze, scambio dei regali, casa, cena, mal di pancia, ospedale, morfina, casa di nuovo, sorrisi.
Potrei finire il post così, ma sebbene sia già mezzanotte e tre quarti, devo scrivere qualcosa di più, spiegare, argomentare il palese ossimoro nel titolo.
Subito dopo cena il male alla bocca dello stomaco è tornato, facendomi piegare in due. È la prima volta che mi capita nella nuova casa, con la nuova famiglia e Jody e Alison hanno subito mollato quello che stavano facendo per portarmi all'ospedale mentre Josh è rimasto a casa con i bambini (chiamando poi ogni quaranta minuti per chiedere come andava).
Una volta arrivata, Jody ha spiegato alla segreteria qual era il problema e circa dieci minuti dopo (tempi record!!) un primo dottore mi ha visitato, misurato la pressione, fatto domande e infine mi ha somministrato della morfina e io gli sarò eternamente grata per questo. Come voi saprete, la morfina è un antidolorifico parecchio potente che infatti ha fatto il proprio lavoro placando quasi del tutto la morsa al mio stomaco e la nausea ad esso legata.
In seguito poi sono stata visitata da un altro medico (udite udite, non inglese!) che si è rivelato essere il più strano dell'universo fin da quando mi ha attaccato una pezza tremenda dopo aver scoperto che voglio fare medicina, tirando dentro il figlio, un consigliere non ben definito e la nonna di questo.
Mi è stato prelevato nuovamente il sangue da un'infermiera molto simpatica, ma con l'usta (termine tipicamente ferrarese che può essere solo in parte tradotto con: delicatezza) di un elefante e poi ho aspettato di nuovo.
Alison e Jody si sono i date il cambio per stare con me e nessuno ha detto nulla, ad ulteriore conferma che non era la mia visione delle cose ad essere aliena, ma la situazione dell'altra volta ad essere sbagliata. Ma comunque.
Infine, il nostro dottore preferito è tornato da noi comunicandoci -purtroppo- che dovrò subire un intervento per rimuovere i calcoli. A questo punto, alla lecita richiesta di sapere quando l'operazione avrà luogo, lui ha risposto scioccatissimo di non saperlo perchè non era il suo campo, né tanto meno di sapere quali fossero gli step successivi. Sinceramente, nutro la convinzione che fosse un contadino per sbaglio capitato in ospedale, oppure un pazzo.
Il pensiero di un'operazione mi innervosisce, ovviamente, ma il clima in cui vivo ora e tutta la situazione familiare rendono la cosa davvero molto più semplice da gestire.
So che la mia famiglia ospitante mi sarà vicina durante tutte le fasi -a partire dal prendere l'appuntamento domani fino alla fine della riabilitazione nel caso dovesse essercene in qualche modo bisogno. Ora più che mai sento davvero il concetto di famiglia, ovvero persone che tengono a te, che si preoccupano, che ti dimostrano con le loro azioni di voler essere coinvolti e di non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà.
Certo, la mia famiglia rimarrà sempre la mia famiglia, ma questo surrogato è ottimo, quanto di meglio potessi chiedere.
È un po' come mangiare le Gocciole tarocche della Coop e poi scoprire che sono davvero buone.
Arrivata a casa, mi sono accoccolata al calduccio sul divano e ho guardato/aiutato Josh a giocare ad un gioco sull'Xbox che crea dipendenza. 


Sto bene, fisicamente parlando. Sto a meraviglia moralmente.
Non è coerente, lo so. E quello era solo un videogioco, un passatempo spensierato, ma è stato come la ciliegina sulla torta.
Voglio dire che nonostante il male alla pancia ormai solo un fastidio, la tensione per l'operazione, la lontananza di casa, quell'angolo di divano, sotto un piumone caldo, davanti alla TV, l'ho sentito mio, era esattamente il posto dove sarei dovuta essere.
Quindi vado a dormire sorridente e non è tutto merito della morfina.

"Give me a long kiss goodnight,
And everything will be alright,
Tell me that I won't feel a thing
Give me novacaine"

xx
Giulia.

giovedì 18 dicembre 2014

#11 di nostalgia, piedi freddi e tenacia

Mi è stato chiesto di scrivere un post sulle cose negative dell'anno all'estero e io non so da dove cominciare. Non perché ci siano solo cose positive, i momenti o le situazioni difficili ci sono, ma perché non voglio che questo post induca qualcuno a ripensare sulla propria scelta di partire.
L'anno all'estero è la migliore cosa che io abbia mai fatto, la migliore in assoluto, ma non è come bere un bicchier d'acqua. A volte è dura, altre volte molto dura, raramente è una passeggiata, ma rimane un'esperienza grandiosa.
Riformulerei quindi la domanda, perché quest'esperienza non ha lati negativi, ma difficili.
La cosa più immediata è la lingua. Parlare e capire un'altra lingua 24/7 è stancante e ci sono situazioni (scuola, negozi, telefonate) in cui in teoria bisognerebbe capire tutto al volo, ma in pratica si finisce con il ripetere "Sorry?" quindici volte al minuto.
Il più delle volte, poi, la gente dice di capire quello che tu stai cercando di dire, ma tu sai, sai che non hanno afferrato veramente il concetto, la sfumatura che stai cercando di esprimere. E quindi si finisce per arrendersi e dire che sì, esatto, è proprio quello che intendevi.
Poi c'è la nostalgia, che arriva nei momenti più impensabili, la malinconia richiamata dalle azioni dei passanti, le canzoni alla radio, le cose più semplici. Ci sono volte in cui divento nostalgica giusto perchè mi annoio, figuratevi.
E la nostalgia, sia chiaro, non è che se ne vada mai. Non sempre è forte, il più delle volte se ne sta rintanata in un angolino, è giusto un fastidio, quasi impercettibile. È giusto un sorriso meno autentico, lo sguardo un po' più velato, un silenzio inaspettato.
Bisogna abituarsi a lei, addomesticarla, quasi. Paradossalmente, bisogna imparare a sentirsi a casa nella nostalgia di casa.
E infine ci sono i giorni storti, quelli in cui magari mi sveglio con i piedi freddi, o quando ho dormito male, o quando semplicemente non ne ho voglia.
Non ho voglia di adattarmi, farmi capire, mangiare male, mangiare diverso, parlare diverso. Non ho voglia di sorridere alla gente quando non capisco, né di sforzarmi di capire. Non ho voglia di sentire nostalgia, ma nemmeno di impegnarmi a non sentirla.
E questo è l'aspetto più difficile, a mio parere. Perchè prendersela con le differenze culturali è un conto, ma dover fare i conti con se stessi quando proprio non se ne ha voglia è davvero dura.
Ma si resiste, i momenti difficili si superano, e, ve lo garantisco, ci sono tanti, tanti motivi per essere felici.
xx
Giulia.

sabato 6 dicembre 2014

#10 in poche parole

Ciao a tutti,
come state? Vorrei scusarmi per il ritardo, ma in questo periodo non ho internet in casa.
Non ho esaltanti novità, sennonché qui tutto procede davvero davvero bene.
La nuova famiglia si comporta da tale e ogni giorno mi sento sempre più inclusa e ben voluta. Si fanno cose insieme, anche le più banali come andare al supermercato alle otto e mezza di sera (perché sì, qui i grandi supermercati sono aperti 24/7). Mi sento molto più a mio agio qui e perciò riesco a godermi appieno tutto il resto.
A scuola va tutto bene e ho trovato un aspetto dell'insegnamento che preferisco qui rispetto che in Italia: la pratica.
Giovedì, infatti, abbiamo dissezionato un cuore (di maiale)!! È stato super interessante e pure utile; vedere le cose "dal vero" e non solamente sul libro è sicuramente una buona cosa. Ho letteralmente toccato con mano le mie nozioni teoriche. Fantastico.

NB: foto in arrivo. Se siete facilmente impressionabili, scorrete in basso e non fateci caso.

Oggi sono stata a Canterbury per un meeting con l'associazione e ora sono a casa di Mette e Antonia per uno sleepover -e intanto uso il loro WiFi.
Post veloce veloce, giusto per salutare.
A presto,
G.