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domenica 15 febbraio 2015

#17 i soldi comprano cose

Questi ultimi giorni sono stati positivi, c'era addirittura il sole.
Sotto i ritrovati cieli azzurri nulla di particolarmente nuovo o eclatante e' successo, ma tutte le sere sono andata comunque a dormire col sorriso e una bella sensazione.
Venerdi' io e Adel ci siamo trovate da Costa, abbiamo mangiato insieme, fatto un giro per i negozi, siamo andate a Ramsgate per cambiare dei soldi. Cose comunissime ma fatte con un perenne sorriso sul viso, qualche volta le lacrime agli occhi per le risate.
Ieri, invece, mi sono svegliata tardi con il sole che entrava dalle veneziane semi-aperte (io, da quando sono qui, non ho ancora visto nessuno scurone).
Ho fatto colazione con un nuovo pacco di avena per il porridge e poi sono uscita per andare a Margate al settimanale ritrovo con le ragazze al Cupcake cafe' di Margate.


e' un posticino carinissimo nella Old Town, il personale giovane e gentile, il clima accogliente, tutto buono e i prezzi davvero economici.
Cosi', li' ho incontrato la famiglia di Mette, venuti a trovarla dalla Norvegia per le vacanze dell'half term. c'erano tutti, mamma, papa', sorella, nonno e nonna. Mancava solo il cane. E' stato comunque un momento molto carino e io ho capito quanto non sappia il norvegese -ovviamente- e quanto questo non suoni come niente di umano o anche solo vagamente conosciuto.
Dopodiche', essendo San Valentino, io e Adel abbiamo lasciato Mette alla sua famiglia e siamo andate on a date a mangiare una pizza da Pizza Express.
Prima pizza mangiata in una "pizzeria" ed e' stata abbastanza buona, anche se ho scoperto di non ricordarmi come sia la vera pizza. So come non e' e so che quando ne mangero' di nuovo una diro' "giusto, proprio cosi'", ma per ora so solo che quello che mangio non sa come dovrebbe. Spero che il tutto abbia senso.
Fatto sta che abbiamo passato nuovamente un bel pomeriggio che si e' protratto per ore da WHSmith a guardare la cancelleria e poi da Boots provando tutti i profumi.
Quindi camminando verso casa mi sono messa a pensare che i soldi comprano cose (ebbene, direte voi, bella scoperta!, ma lasciatemi finire). I soldi comprano cose, bellissime cose alle volte, utili, piacevoli, cose che portano gioia, allegria, qualsiasi cosa.
Ma i soldi non comprano le persone, non comprano i sorrisi veri e i bei ricordi, quelli che scaldano il cuore.
I soldi mi hanno permesso di prendere e partire, ma non hanno comprato la sensazione di sentirsi a casa che provo da un po' di tempo a questa parte, la sensazione di appartenenza che e' piu' appagante di ogni cosa, meglio delle novita' e dell'adrenalina.
Perche' qui sto bene, tenuta in conto la salute che vacilla, il cibo scarso, la lontanaza da casa, tutte le cose che non mi piacciono o a cui si fa fatica ad adattarsi. Qui sto bene e sono felice di vivere in inghilterra a tempo determinato, anche se guardando i giorni passare e il numero che segna quelli che mancano per tornare diventare sempre piu' piccolo, mi sale subito la nostalgia.
nostalgia per tutti i posti che ancora non ho visto ma che visitero' a breve, per questa casa e il freddo, per questa gente.

soprattutto questa gente.
forse Josh ha convinto la mia hostmum a prendere internet come si deve, incrociate le dita per me.


"One day, 
I'll find just that friend who can see 
All this weird beauty 
Thrown right at me".
xx
Giulia.

martedì 3 febbraio 2015

#16 settimana di confetti

Poi mi spiegherete perché ci metto tre anni a scrivere un post.
Quello che devo dire lo so, sono giorni che me lo ripeto in testa, ma poi quando apro il tablet sinceramente mi perdo e quindi alla fine non concludo mai niente.
Questo post è dedicato alla settimana scorsa, freddissima fuori ma calda di emozioni.
Settimana in cui mia mamma mi ha dato dei confetti (quelli buoni con le nocciole dentro e dai gusti diversi) e da qui il titolo.
Lunedì - ripieno alla fragola
Non buonissimo, ma dolce.
La mattina mi sono svegliata abbastanza presto, emozionata ma anche un po' tesa e sono poi andata in stazione. Quando ho visto il treno arrivare mi sono ripetuta che non avrei pianto, che sono una ragazza forte e determinata... E invece quando mio papà è sceso dal treno e ho potuto finalmente abbracciarlo sono stata una fontana.
Era così strano e allo stesso tempo bellissimo averlo lì vicino, dopo così tanto tempo. Ed era così naturale, così giusto.
Insieme siamo poi andati in centro a Ramsgate a mangiare Fish&Chips e poi ci siamo diretti all'ospedale dove, dopo una discreta attesa, mi hanno preso l'ennesimo litro di sangue. Dopodiché siamo andati alla sua camera e successivamente qui a casa.
Ha conosciuto sia Alison che Josh e si sono piaciuti reciprocamente, anche se di questo non avevo dubbi.
Martedì - ripieno al cocco
Sorprendentemente buono, dolce, leggero. Di quelli che mangerei in continuazione.
Martedì era il giorno dell'endoscopia.
La mattina mio papà è venuto qui a casa mia e, mentre mi stavo asciugando i capelli, si è svolta la seguente scena.
Papà: "Giulia dove sei?"
Giulia: "In bagno, hai bisogno?"
Papà: "No, non ti preoccupare."
Faccio così per tornare alle mie cose, quando la porta del bagno si apre e mia mamma è lì, sorridente, i capelli più corti. Per un secondo non ci credo, non mi sembra possibile, ma poi realizzo che è pienamente nel suo stile. Così mi trasformo nuovamente in una fontana, che neanche quella di Trevi.
Lei non è venuta in treno, però, ma ha noleggiato una macchina e con quella -e tanta prudenza- guidiamo sul lato opposto della strada fino all'ospedale.
Qui, dopo un po' di attesa, mi iniziano a preparare per l'operazione: mi fanno cambiare, mi danno antibiotici come se piovesse, mi fanno sedere e aspettare. E aspettare. E aspettare. Due ore dopo, un dottore viene a parlarci e ci riferisce che lui è venuto da Canterbury per fare l'operazione, ma che sta per cancellarla.
Sì, esatto, ho scritto proprio cancellarla.
Questo perché i miei valori epatici sono nuovamente buoni e che quindi questo potrebbe significare che i calcoli nei dotti biliari si sono spostati/disciolti/non ci sono più. Dovrò fare quindi una TAC in dieci giorni da oggi e si spera che sia così, così che l'endoscopia non sia necessaria.
Per festeggiare, siamo successivamente andati tutti e tre a Margste al caffè più carino di tutti, poi all'albergo di mia mamma, poi nuovamente a casa.
Da qui, infine, siamo andati tutti fuori a cena ed è stata davvero una bella serata.

Top dolci

Mercoledì - ripieno al caffè
Buono, pieno di energie e vagamente amaro.
Mercoledì mattina mi sono svegliata vicino a mia mamma, una cosa che non mi capitava da tanto, e insieme abbiamo fatto una "full english breakfast" al suo B&B.

ma vogliamo mettere un cappuccino e una pasta? non c'è paragone
Successivamente, siamo andate a prendere papà e, dopo un fallimentare tentativo di andare in biblioteca per stampare alcuni documenti, considerati la pioggia, il vento e il freddo polare abbiamo ripiegato sul Turner Museum a Margate.
Abbiamo passato lì la mattinata, poi siamo tornati a casa e ho abbracciato nuovamente mia mamma prima che partisse, di quegli abbracci stretti di cui ci si ricorda, di cui bisogna fare scorta per le prossime settimane.

Giovedì - ripieno al cioccolato
Perfetto, il mio preferito.
La mattina di giovedì io e papà l'abbiamo dedicata alle varie commissioni: comprare i biglietti del treno, stampare i biglietti del volo, ecc...
Verso le undici siamo poi andati a Broadstairs, abbiamo visto la casa di Dickens e fatto una bella passeggiata in riva al mare, il tempo clemente. Era tutto perfetto e siamo tornati a casa con una bellissima sensazione e due gran sorrisi.
Fra le altre cose, poi, abbiamo comprato anche delle nuove corde per la chitarra di Josh e quindi ho ricominciato a suonare dopo tanto tempo.
Venerdì - ripieno alla nocciola
In realtà è un sapore indefinito, un po' come venerdì. Bella giornata, ma sapere che mio papà sarebbe andato via il giorno seguente era strano.
Siamo andati a Canterbury fino a metà pomeriggio, abbiamo girato per quelle belle stradine e visitato la cattedrale da veri turisti, pranzato in un bel posticino e concluso la giornata prendendo la pioggia.
Una volta a casa, abbiamo suonato di nuovo, poi io e papà siamo usciti a cena e poi sono andata alla sua camera.


Sabato - ripieno alla banana
Un confetto che ogni volta che mangio penso non mi piaccia, e invece mi sorprende sempre.
La mattina di sabato nevicava. Nevicava alla stazione dei treni dove ho salutato mio papà e nevicava lungo il tragitto fino a casa. Nevicava anche più tardi, nel pomeriggio, quando sono tornata a Margate e ho rivisto la Mette e l'Adel.
Ho sentito proprio di avere delle amicizie solide, genuine, gente che qui mi vuole bene e ne sono stata grata.
Domenica - ripieno alla menta
Verde come la speranza di poter ripassare cinque mesi di programma scolastico in tre ore in previsione della test week. Illusa.
Quindi ecco finito il mio riassunto in ritardo.
Ormai anche questa settimana è finita, i miei test sono andati tutti abbastanza bene, ho cucinato i crostoli, ascoltato The Tallest Man On Earth tutti i giorni e mi sono tinta i capelli di nero.
Concludo non con la solita canzone, ma con un pezzettino di poesia che mi è piaciuta tanto, tratto da: https://mmmontagna.wordpress.com/ , tutti i crediti all'autrice.

" non capisco perché ci venga naturale
tenere vicino il corpo
sentire il respiro
toccare i capelli
di una persona che se ne sta per andare
nel giro di secondi –
letteralmente parlando
e però ce li diamo lo stesso
cavolo se ce li diamo
ce li diamo di brutto"
Leggetela tutta perché merita: https://mmmontagna.wordpress.com/2014/12/04/gli-abbracci-o-unaltra-cosa-malinconica-ma-tranquilli-che-in-realta-sto-bene/
xx
Giulia.

venerdì 26 dicembre 2014

#13 Christmas' at the Smiths'

Mi piace la mia famiglia ospitante perché ha il cognome più diffuso in Inghilterra, quello da stereotipo. Loro, una tazza di tè, una giornata piovosa e sono a posto.
Ma comunque.
Buon Natale in ritardo!!! Spero che le vostre vacanze stiano passando bene, che i pranzi siano stati soddisfacenti e che la scuola vi abbia lasciato un po' di respiro.
Qui le cose vanno bene, bene davvero.
La giornata di Natale l'ho passata in casa, in famiglia.
Il mio piano era quello di svegliarmi alle otto, farmi una doccia e poi scendere di sotto, ma alle sette spaccate i bambini sono venuti a svegliarmi e abbiamo aperto i regali per qualcosa come un'ora e mezza.

Un'usanza inglese che mi è piaciuta davvero tanto è stata quella di fare tanti regali, tutti impacchettati singolarmente. Regali più o meno piccoli, più o meno di valore, ma sempre regali. Dalle cose utili, ai cioccolatini passando per i calzini natalizi.


A pranzo abbiamo mangiato tanto, in un clima sereno e a dire il vero ancora continuiamo, alternando cibo a giochi di società.
Il menù è stato il seguente: antipasto con cocktail di gamberetti, roast dinner a base di  tacchino farcito con cranberries (in italiano?) e carote, patate, parsnips (in italiano 2.0?), Christmas pudding e Tiramisù.
Tutto cibo buono che mi ha lasciato con la familiare, caratteristica, natalizia sensazione di essere piena da scoppiare.

Christmas Cracker
Tiramisù per sentirsi a casa
 


Xmas roast dinner


Per il resto, sia ieri che oggi, non ho fatto molto.
Sono stata in famiglia, al calduccio dentro casa, mi sono riposata e goduta queste feste lontane da casa.
È stato strano abbandonare le tradizioni di una vita -Tiramisù a parte- e ritrovarsi a dover vivere quelle di un altro posto. Strano era non vedere i soliti visi attorno al tavolo, ognuno seduto al proprio posto, come tutti gli anni. E forse ancora più strano è pensare che in Italia le mie cene di Natale si sono svolte lo stesso, i Pandori sono stati ricoperti di zucchero a velo, le persone si sono ritrovate come al solito perché sì, a casa la vita va avanti anche senza di me.
Ancora una volta, auguri.
E passatemi la canzone, sono un po' stanca di Jingle Bells&Co.

"so i wrote you a song,
hope that you sing along,
and it goes,
merry christmas, kiss my (ass)”"
xx
Giulia.

mercoledì 24 dicembre 2014

#12 come stare male e andare a letto sorridendo

Martedì giornata (quasi) tranquilla: sveglia tardi, pranzo con le ragazze, scambio dei regali, casa, cena, mal di pancia, ospedale, morfina, casa di nuovo, sorrisi.
Potrei finire il post così, ma sebbene sia già mezzanotte e tre quarti, devo scrivere qualcosa di più, spiegare, argomentare il palese ossimoro nel titolo.
Subito dopo cena il male alla bocca dello stomaco è tornato, facendomi piegare in due. È la prima volta che mi capita nella nuova casa, con la nuova famiglia e Jody e Alison hanno subito mollato quello che stavano facendo per portarmi all'ospedale mentre Josh è rimasto a casa con i bambini (chiamando poi ogni quaranta minuti per chiedere come andava).
Una volta arrivata, Jody ha spiegato alla segreteria qual era il problema e circa dieci minuti dopo (tempi record!!) un primo dottore mi ha visitato, misurato la pressione, fatto domande e infine mi ha somministrato della morfina e io gli sarò eternamente grata per questo. Come voi saprete, la morfina è un antidolorifico parecchio potente che infatti ha fatto il proprio lavoro placando quasi del tutto la morsa al mio stomaco e la nausea ad esso legata.
In seguito poi sono stata visitata da un altro medico (udite udite, non inglese!) che si è rivelato essere il più strano dell'universo fin da quando mi ha attaccato una pezza tremenda dopo aver scoperto che voglio fare medicina, tirando dentro il figlio, un consigliere non ben definito e la nonna di questo.
Mi è stato prelevato nuovamente il sangue da un'infermiera molto simpatica, ma con l'usta (termine tipicamente ferrarese che può essere solo in parte tradotto con: delicatezza) di un elefante e poi ho aspettato di nuovo.
Alison e Jody si sono i date il cambio per stare con me e nessuno ha detto nulla, ad ulteriore conferma che non era la mia visione delle cose ad essere aliena, ma la situazione dell'altra volta ad essere sbagliata. Ma comunque.
Infine, il nostro dottore preferito è tornato da noi comunicandoci -purtroppo- che dovrò subire un intervento per rimuovere i calcoli. A questo punto, alla lecita richiesta di sapere quando l'operazione avrà luogo, lui ha risposto scioccatissimo di non saperlo perchè non era il suo campo, né tanto meno di sapere quali fossero gli step successivi. Sinceramente, nutro la convinzione che fosse un contadino per sbaglio capitato in ospedale, oppure un pazzo.
Il pensiero di un'operazione mi innervosisce, ovviamente, ma il clima in cui vivo ora e tutta la situazione familiare rendono la cosa davvero molto più semplice da gestire.
So che la mia famiglia ospitante mi sarà vicina durante tutte le fasi -a partire dal prendere l'appuntamento domani fino alla fine della riabilitazione nel caso dovesse essercene in qualche modo bisogno. Ora più che mai sento davvero il concetto di famiglia, ovvero persone che tengono a te, che si preoccupano, che ti dimostrano con le loro azioni di voler essere coinvolti e di non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà.
Certo, la mia famiglia rimarrà sempre la mia famiglia, ma questo surrogato è ottimo, quanto di meglio potessi chiedere.
È un po' come mangiare le Gocciole tarocche della Coop e poi scoprire che sono davvero buone.
Arrivata a casa, mi sono accoccolata al calduccio sul divano e ho guardato/aiutato Josh a giocare ad un gioco sull'Xbox che crea dipendenza. 


Sto bene, fisicamente parlando. Sto a meraviglia moralmente.
Non è coerente, lo so. E quello era solo un videogioco, un passatempo spensierato, ma è stato come la ciliegina sulla torta.
Voglio dire che nonostante il male alla pancia ormai solo un fastidio, la tensione per l'operazione, la lontananza di casa, quell'angolo di divano, sotto un piumone caldo, davanti alla TV, l'ho sentito mio, era esattamente il posto dove sarei dovuta essere.
Quindi vado a dormire sorridente e non è tutto merito della morfina.

"Give me a long kiss goodnight,
And everything will be alright,
Tell me that I won't feel a thing
Give me novacaine"

xx
Giulia.

lunedì 17 novembre 2014

#9 cambio famiglia

Ebbene sì, scrivo questo post da una nuova casa, seduta in un nuovo soggiorno, su un nuovo divano, circondata da nuove persone. E ora posso dirmi davvero felice.

La realizzazione
Ho realizzato di voler cambiare famiglia la notte in cui sono stata in ospedale. Mi sentivo abbandonata, sola e mi sembrava (e così credo tutt'ora) che la mia hostfamily fosse venuta meno nel momento più importante, ovvero quando io avevo bisogno di loro. Non è stata una scelta facile, la prospettiva di cambiare mi spaventava e ancora di più mi spaventava l'idea del confronto, ma ho saputo che era la cosa giusta da fare quando, alla sola idea di andarmene, mi sentivo più leggera.

Il confronto
Tornata a casa dall'ospedale ho però poi dovuto parlare con Anita e ho deciso mentre lo stavo facendo che avrei detto tutta la verità, fino in fondo.
Così le ho rivelato le mie intenzioni, chiarendole le mie motivazioni e le ho chiaramente che volevo cambiare famiglia, perché non ero più felice.

La reazione
Fortunatamente, non sono stata mandata a calci fuori di casa come è successo ad altri exchange che conosco (tra cui le mie amiche Mette e Antonia), ma tutti i rapporti sono mutati. Da parte mia, non mi sentivo più in dovere di sforzarmi, non mi importava più legare con delle persone che avevano tradito la mia fiducia. Loro, invece, avevano iniziato ad essere iper gentili e pieni di attenzioni.

L'attesa
Una volta comunicato ad Interstudies che volevo cambiare famiglia, mi era stato detto che di famiglie nella zona ce ne erano pochissime e che, nel caso non ne avessero trovata nessuna, se avessi comunque deciso di cambiare, avrei dovuto cambiare totalmente area, città, scuola. Tutto, insomma. Ricominciare da capo.
Non era quello che volevo, ma se avessi dovuto scegliere fra quello e restare, sarei andata via.

La ricerca
Alice, la mia area-rep, mi aveva detto di darle qualsiasi contatto io avessi per una possibile famiglia e così io le avevo dato quelli di una signora, la cui figlia era ricoverata con me in ospedale e che, vedendo la mia Odissea, mi era venuta gentilmente incontro.
Allo stesso tempo ero anche andata a parlare con la preside del Sixth Form della mia scuola, che a sua volta aveva parlato con una prof e che, alla fine, ha però detto che stava già ospitando altri studenti e non aveva più posto.
È stato un periodo difficile. Non avevo voglia di tornare a casa, nè di starci' nè di fingere che così non fosse. Allo stesso tempo, dovevo controllarmi e dosare la mia speranza, per paura di rimanere delusa.

La rivelazione
E poi è successo.
Ero all'ospedale per richiedere alcuni esami per la mia salute di ferro (ahah), quando mio papà mi ha scritto un messaggio, dicendomi di aver ricevuto una mail della WEP in cui veniva confermato il mio trasferimento a casa della mamma della signora dell'ospedale.
Io, da sola seduta nella sala d'attesa di uno dei reparti dell'ospedale, sono scoppiata a ridere. Immaginatevi la scena.
È stata una sensazione magnifica che mi ha dato la forza per resistere altri quattro giorni fino a quando, finalmente, domenica ho cambiato casa.

La nuova famiglia
Ora quindi vivo in un'altra parte di Ramsgate con Alison, una signora di 58 anni che lavora nella sanità e il suo figlio minore Joshua (Josh), di 25 anni che sta avviando un'attività. In più in casa c'è anche Diff, il cane.
La signora ha anche un'altra figlia, Jody, ovvero la mia compagna di stanza all'ospedale. Lei, però, vive fuori casa con i suoi due figli, Harry, di quasi 8 anni e Tom, 5.
Le cose qui sono semplicemente perfette.
In famiglia si parla, ci si confronta, si fanno attività insieme e tutti mi hanno accolta benissimo. Josh, all'apparenza timido e riservato, si apre ogni momento di più (e sono qui solo da due giorni!). Mi sembra di vivere un sogno, di nuovo in una famiglia come si deve, con dei legami degni di questo nome, che per due mesi e mezzo avevo cercato di trovare nei freddi, distaccati, distanti modi della mia ex (che gioia dirlo!) famiglia ospitante.

Quindi rieccomi dove avevo iniziato.
Serata tranquilla, solo noi tre a casa e un luminoso proseguimento che mi attende.

"Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly"
Blackbird - The Beatles

sabato 8 novembre 2014

#8 l'Halloween piu' spaventoso della mia vita

Ho scritto e cancellato questo post già svariate volte.
Volevo scrivere qualcosa di posato, non sbilanciarmi troppo. Non cadere nel filosofico, nel poetico, non essere troppo sentimentale, né troppo fredda.
Ma mi sono stancata, quindi questo che leggerete é l'ultimo tentativo, nessuna correzione postuma o ripensamento.

É venerdí pomeriggio, Halloween, e il male allo stomaco che un mese fa mi aveva spinto ad andare a sentire il parere di un medico ritorna. Inizialmente é solo un fastidio, una piccola, trascurabile, scomoda fitta. Poi peggiora.
Peggiora in fretta, tanto che non riesco a toccare cibo, né a stare propriamente dritta. Sono quasi le cinque quando decido di andare dal dottore prima che sia troppo tardi, il weekend è alle porte e non avrò la possibilità di andarci poi.
Mi incamminò così verso la clinica che fortunatamente non é distante da casa mia, ma mi ci vogliono quindici minuti buoni per arrivare, perché ad ogni passo corrisponde una fitta incredibile, che mi toglie il respiro.
La testa mi gira e devo sedermi più volte, ho la vista appannata e, una volta arrivata alla clinica, svengo.
Dopo essermi ripresa, vengo visitata da un paio di dottori, alcune medicine mi vengono prescritte e la segreteria fa venire Anita a prendermi ma, nell'attesa, svengo di nuovo. Il dottore mi spiega che potrebbe essere perche' tutte le mie forze sono concentrate sul male allo stomaco e non altrove.
Una volta arrivate a casa, Anita mi da' alcune delle medicine prescritte dal medico ma, neanche cinque minuti, vomito tutto. Le pastiglie, il cibo, quasi quasi anche l'anima.
Decidiamo cosi' di chiamare l'ambulanza e, non molto tempo dopo, il paramedico arriva a casa nostra e inizia a farmi delle domande per delineare al meglio il dolore e cercare di capirne la causa. 
Controllati i medicinali che mi erano stati precedentemente dati, nota che non corrispondono esattamente a quelli che mi erano stati prescritti e che potrebbero essere la causa dell'aggravarsi della situazione. 
In Inghilterra, mi viene spiegato, prima di andare all'ospedale bisogna accetarsi che la situazione sia veramente grave, percio' mi visita sul divano in soggiorno e mi somministra nuovamente le medicine, questa volta quelle esatte.
Passa una mezz'ora, ma il male e' sempre presente, sempre della stessa intensita'.
Cosi' vado all'ospedale con la macchina del paramedico, mentre Anita resta a casa perche' il giorno dopo deve andare a lavorare.
Arrivo alle otto in un ospedale pienissimo e quasi surreale. Mentre aspetto, sono seduta tra un vampiro e una principessa e sulla gente che entra ed esce dalle varie porte, non si riesce a distinguere fra sangue vero e succo di pomodoro. 
La prima infermiera mi fa alcuni controlli due ore dopo, per poi mandarmi nuovamente nella sala d'attesa fino alle unidici e mezza, quando una seconda infermiera, munita di brillanti ali rosse da diavolo (?) mi preleva il sangue e mi conduce fino alla zona riservata alla pediatria.
Qui, essenzialmente, aspetto. Due dottori diversi mi visitano e, quando arrivano i risultati degli esami del sangue, mi viene detto che dovro' passare la notte in ospedale per degli accertamenti.
Nell'ora che ancora manca prima che mi venga dato un letto, mi sale il panico.
I denti mi fanno male da quanto li stringo, come risposta alla morsa nello stomaco, accentuata dal vuoto che piano piano si allarga nel centro del petto. La nostalgia arriva prepotente e violenta e non riesco a non piangere. La batteria nel cellulare e' quasi finita e cosi' la mia famiglia, quella che non mi avrebbe mai lasciato sola tutta la notte in un ospedale, mi sembra ancora piu' lontana.
Cosi' le infermiere prendono il suo posto, coccolandomi nei rari momenti buchi e rivolgendomi sempre un sorriso, tra il materno e il compassionevole.
Finalmente, alle quattro del mattino, mi viene assegnato un letto e cado in un sonno disturbato.
Da questo momento, la strada si puo' considerare in discesa.
Il giorno seguente mi prelevano nuovamente il sangue, faccio conoscenza con le altre donne in camera con me, mangio il cibo dell'ospedale che non si differenzia poi tanto da quello che ho mangiato fuori e la sera mi rimandano a casa, dicendo che dovro' tornare per altre analisi del sangue e uno scan all'addome.

Nel silenzio della camera d'ospdele ho avuto tanto tempo per pensare ad ogni cosa, per piangere via tutto il mio trucco, per calmarmi, respirare piano e tornare a pensare.
Mi sono trovata in una situazione che non auguro a nessuno. Sola, lontana da casa, dolorante, spaventata, arrabbiata, impotente.
Ma non ho mai smesso di lottare e questa e' una cosa che vorrei passasse, lo spirito battagliero vi servira', se volete fare l'anno all'estero. Vi servira' sempre e bisogna trovarlo anche quando non si ha la forza nemmeno di tenere gli occhi aperti.
Concludo ringraziando anche qui tutti quelli che mi hanno scritto per sapere come stavo, chi si e' preoccupato, chi mi ha piacevolmente sorpreso. Ringrazio i miei genitori, la mia famiglia, i miei amici per avermi aiutato a resistere, a sentirmi meno sola. Grazie davvero.


"Maybe it's not my weekend,
but it's gonna be my year"

xx
Giulia

domenica 14 settembre 2014

#3 sss - scuola, sole, soldi

Eccomi qua, siamo al 14 Settembre e posso affermare che il tempo vola davvero.
In queste due settimane ho avuto tantissime cose da fare e sebbene ci siano stati momenti di assoluto relax (che spesso sconfinavano in assoluta noia), non mi sembra vero che anche la seconda settimana stia finendo.
Ho tante cose da dire, percio' ho pensato di suddividere questo post in categorie, per risultare piu' chiara ed essere meno dispersiva. O almeno si spera.
Percio', senza ulteriori indugi, iniziamo.


Scuola
Lunedi' e' stato il mio primo vero giorno di scuola e ho ricevuto la mia timetable (ovvero il mio orario scolastico). Le materie che avevo scelto sono Matematica, Biologia e Francese a livello avanzato (ovvero 5 ore alla settimana) e Inglese, Storia e Fisica a livello standard (ovvero tre ore).
Venerdi', pero', ho completato tutte le pratiche e dalla settimana prossima non faro' piu' storia, ma avro' quindi tre "free periods", poiche' il programma non coincideva assolutamente con il mio programma italiano e quindi sarebbe stato un po' inutile studiare qui e poi studiare di nuovo a luglio in Italia.
Ho pero' gia' pensato come sfruttare queste ore buche: sia studiando o facendo i compiti inglesi, sia iniziando ad avantaggiarmi con il programma italiano e sia, soprattutto, aiutando la prof di italiano della scuola, con la quale ho gia' parlato e che si e' rivelata entusiasta.
Prima di iniziare, pensavo che avrei capito molto meno di quanto detto dai professori, ma fortunatamente, invece, riesco a seguire cio' che viene spiegato in classe, sebbene i termini specifici io li ignori completamente. Le materie sono abbastanza semplici e tutti i prof davvero simpatici e gentili. Il distacco alunno-insegnante che abbiamo in Italia qui non esiste. Si va a scuola e si e' circondati da un clima sereno ed e' davvero magnifico.
La scuola e' grande e bellissima, mi perdo ripetutamente e, per cercare un rimedio, ho iniziato a seguire la gente che so avere i miei stessi corsi. Ma ogni giorno miglioro un pochino e la prossima settimana spero di riuscire ad orientarmi come si deve.


Amici
La cosa che piu' mi spaventava, in Italia, era il pensiero di rimanere sola.
Ma ho notato che il pregiudizio di "inglese persona fredda" e' davvero solamente un pregiudizio.
Tutti, davvero tutti, si sono dimostrati gentilissimi e super disponibili con me e una ragazza che e' nella mia classe sia di francese che di matematica mi ha presentato alle sue amiche e offerto di andare a Canterbury insieme. Io sorridevo e dentro facevo i salti di gioia.
Quello che ho potuto notare, quindi, e' che gli inglesi non sono freddi, o distaccati, ma sono solamente molto molto rispettosi e per paura di disturbare preferiscono sorridere e rimanere in silenzio. Una volta fatto il primo passo verso di loro, pero', sono disponibilissimi.


Clima
Volevo spendere due parole anche sul tempo, perche' volevo condividere con voi questa mia gioia: sono qui da quindici giorni e non ha mai (MAI!) piovuto. Tutti quelli a cui lo faccio notare, pero', mi ripetono la stessa cosa: "aspetta e vedrai".


Soldi
Altra piccola categoria su cui mi piacerebbe dire due cosine: l'Inghilterra e' cara. Tutto costa parecchio e la sterlina e' a nostro sfavore, quindi anche quelle che sembrano delle super offerte, alla fine non lo sono poi cosi' tanto.
Bisogna sapersi regolare ed essere comunque consapevoli che nei primi tempi si spende parecchio.
Personalmente ho dovuto comprare tutta la roba da bagno (shampoo, balsamo, ecc...), le cose di scuola, l'abbonamento dell'autobus e a questo si sommano anche i soldi spesi in cibo/vestiti.
Non sto dicendo che da ora in poi non comprero' piu' niente o che mi neghero' un fish and chips, mi sto solamente rivolgendo ai possibili exchange che potrebbero leggere questo blog, confermando cio' che le agenize dicono durante i seminari di preparazione: preparatevi a spendere.


Feelings
Il mio morale e' sempre piuttosto alto, anche se inizio a notare le differenze culturali che piu' mi danno fastidio e una punta di nostalgia inizia a farsi sentire.
Ho avuto solamente una mezz'ora di crollo, qualche giorno fa. Durante tutta la giornata avevo visto cose/persone/gesti che mi avevano riportato con la mente a casa e la sera, ripensandoci, non sono riuscita a non piangere.
Ma i miei genitori mi sono stati vicini, cosi' come la mia amica Alice (anche lei exchange a Bristol, quindi le perfetta persona con cui parlare) e passata la crisi non mi sono piu' sentita cosi' giu'.
Come mi ha detto anche mio papa', sono pero' felice che la mia tristezza fosse dovuta alla malinconia e non ad una situazione di disagio qui: mi mancava casa, ma qui mi trovo davvero bene, sia in famiglia che a scuola, quindi tutto cio' che dovevo fare era solo sfogarmi e poi stringere i denti e continuare il mio percorso a testa alta.


Spero che la vostra settimana sia passata altrettanto bene e auguro a tutti gli italiani un buon rientro a scuola, a domenica.



"Now that I have the world in front of me,
I'm never turning back.
How could I ever let this go?"



xx
Giulia